Incomprensioni tra padre e figlio

3 Settembre 2008

Gentile dottoressa,
le scrivo per chiederle un consiglio in merito ad una situazione abbastanza complessa e soprattutto che riguarda ragazzi oramai cresciuti.
Sono fidanzata da 3 anni e mezzo con un ragazzo di 26 anni (io ne ho 24) e stiamo progettando seriamente un futuro insieme. Negli ultimi 8/9 mesi ho frequentato spesso casa sua (andremo ad abitare, forse, sopra casa dei suoi genitori in un appartamento creato ad hoc per lui). Sia io che lui siamo figli unici. Il suo rapporto con i genitori, e soprattutto con il padre, è complesso e per nulla piano: nelle ultime settimane è degenerato, proprio in concomitanza con il nascere dei nostri progetti per una convivenza (i suoi ne sono ancora all’oscuro).
il dialogo tra Marco (il mio fidanzato) e suo padre si limita alle “cose pratiche” (come sistemare il barbecue in giardino, timer per l’irrigazione ecc) e mai di sentimenti, desideri, passioni. Il loro dialogo è praticamente nullo e il padre è una persona che vorrebbe il figlio esattamente come la sua idea di figlio, ma si scontra con quello che suo figlio è in realtà. Semplice esempio: Marco veste in modo casual, il padre spesso critica il suo modo di vestire e gli compra vestiti di suo gradimento che gli fa indossare giocando sul suo senso di colpa (ho speso x soldi). é molto complesso descrivere questo rapporto, perchè in realtà non si tratta proprio di un rapporto. Si sono allontanati talmente tanto che oramai a me sembra che non si possano più recuperare. Marco lavora fuori casa (sta via tutta la settimana) e torna nei fine settimana e io e lui ci vediamo tutti i fine settimana (di sicuro questo non ha aiutato il rapporto). Il padre spesso ci “invita” ad andare a fare qualche passeggiata, ma ci invita cercando di persuaderci con frasi “o si va tutti o non si va nessuno” oppure giocando sul nostro senso di pietà (mette il muso e gironzola per casa come un cagnolino bastonato fino a quando non si fa come ha proposto). Lasciando perdere il mio dissenso per comportamenti di questo tipo da parte di un uomo di 56 anni (che ne dimostra 5) e tralasciando anche che purtroppo, nonostante tutto, il padre resta un grande modello comportamentale per Marco per l’ambito lavorativo (è cavaliere del lavoro…), il rapporto tra i due si è rotto quando Marco, stanco delle intrusioni nella nostra vita di coppia del padre, ha reagito gridando e con parole molto grosse (nessun insulto) all’ennesima ingerenza paterna.
Ovviamente, non abituati, i due genitori sono rimasti sconvolti (pare che Marco abbia saltato la fase di ribellione adolescenziale) da questo comportamento aggressivo e non hanno badato alle parole giuste dietro al comportamento eccessivo. Accecati dal loro egoismo si sono fermati stupiti ad osservare la mancanza di rispetto di Marco, ma non ad interrogarsi sui reali motivi. Da quel giorno (due settimane fa) si fa finta di niente, si parla anche di meno in famiglia e se si parla è del tempo, dei rifiuti, dei vicini, dei morti del paesotto, ecc. La tensione si sente ed è forte, Marco non vuole parlare con i suoi perchè non lo ha mai fatto, ha paura, timidezza e soprattutto non sa cosa dire, nonostante si senta in colpa (visto che la madre, da mediatrice, di tanto in tanto dice che “papà ha perso metà del suo cuore così”) e io vorrei che la situazione si risolvesse perchè se quei due sistemano i loro dissapori, io e lui avremo un futuro più tranquillo, se, invece, i rapporti rimarranno tesi non so se riuscirò ad andare a vivere sopra i “suoceri”….
Sono estremamente di parte e non riesco a vedere le cose chiaramente, chiedo consiglio su come comportarmi, se “interferire” parlando con padre e figlio, o lasciar stare aspettando che il tempo curi le ferite (insomma, facendomi gli affari miei).
Per di più temo, purtroppo, di essere un po’ la causa scatenante dell’ira di Marco, in quanto mi è capitato di dire “perchè dobbiamo fare quello che vuole tuo padre se non abbiamo voglia”, “perchè non possiamo fare/andare/girare da soli” e altre cose che hanno acceso la miccia: ad essere sicnera non mi dispiace, perchè Marco dovrebbe essere meno succube del padre, ma allo stesso tempo vorrei che dei “problemi familiari” (chi non li ha?) parlassero in modo civile, come dovrebbero fare tutti gli esseri umani…
Più che parlare con Marco della situazione e invitarlo a parlare lui stesso con il padre non so cosa fare, ma cosa anche più grave mi sento molto in colpa.

Mi scuso di aver scritto così tanto e non posso che ringraziarla per “avermi letto”. Spero in una risposta

Saluti

Ciao,

ciò che è accaduto a casa del tuo fidanzato non è che una discussione che è un pò degenerata, ma nulla di irreparabile.

Capita in tutte le famiglie di discutere e di perdere il controllo, inoltre le incomprensioni tra genitori e figli sono normali, le generazioni a confronto spesso si scontrano per diversità di pensiero.

Marco è un giovane adulto che sta cercando di portare avanti un suo percorso, sta cercando di costruirsi la sua identità di adulto, attraverso il suo lavoro e i suoi pregetti con te.
Finalmente ora vuole decidere da solo della sua vita, mentre il padre desidera ancora guidare Marco nelle sue scelte.

Ma come dice anche il poeta Kahlil Gibran:

“I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti”.

Ho citato questa nota poesia perchè emblematica.
Spesso i genitori si illudono che i figli gli appartengono, perchè sono da essi concepiti, cresciuti ed educati nel miglior modo possibile ma non è così!

Anche se Marco ha avuto tanto dai suoi genitori non deve sentirsi in colpa quando non risponde ai loro bisogni.
Marco entra in conflitto con se stesso perchè vorrebbe accontentare il padre ma nello stesso tempo si sente in obbligo.
Egli deve imparare ad essere più sicuro delle sue scelte e di non cedere ai “ricatti” che vi fa il padre.
E’ tempo che il tuo fidanzato manifesti in maniera più decisa la sua volontà senza aver paura di ferire il padre.

Se continuerà sempre a fare ciò che il genitore vuole, Marco sarà sempre più insofferente e nervoso e ciò non gioverà a nessuno. Perciò vi consiglio di affrontare nuovamente il discorso in maniera pacata, soprattutto se vorrete vivere lì con loro.

Non sarà facile far capire al padre che non si deve intromettere nelle vostre decisioni, così abituato ad essere assecondato, ma provateci lo stesso. Chiedete anche l’aiuto della mamma di Marco che, come hai detto tu stessa, spesso ha cercato di fare da mediatrice.

Lei potrebbe cercare di far capire al marito che Marco ora è un uomo e che è giusto che faccia la sua vita.
Anche Marco dovrebbe affrontare il padre e parlargli da uomo a uomo, anche se non l’ha mai fatto, prima o poi dovrà farlo!

Ma la decisione spetta a Marco se vuole continuare ad avere un rapporto semplice e superficiale per il quieto vivere o se vuole tentare di creare una relazione più gratificante ma più impegnativa.

Tu non ti devi sentire in colpa, hai agito bene, sei obiettiva e previdente.

Spero di esserti stata in qualche modo d’aiuto.

Ciao, Linda.

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