Figlio in crisi
Sono molto preoccupato per mio figlio Lorenzo, 18 anni.
Di carattere forte e ribelle è estremamente intelligente, ma attraversa una crisi da cui non riesce ad uscire. Dopo una bocciatura al terzo liceo dovuta alla eccessiva non frequentazione della scuola, ha chiesto di poter recuperare l’anno facendone due in uno. Ce l’ha fatta, cavalcando l’onda della scuola privata dove studiare è un optional. Quest’anno si iscritto al quinto liceo per il rotto della cuffia, travolto da una passione non ricambiata da parte di una sua coetanea conosciuta su internet. Dopo un’estate di travagli e sofferenze la storia sembrava finita ed ha cominciato ad andare a scuola, ma da un mese non ci va più e si rifiuta di parlare con me o con mia moglie che è lei stessa in perenne crisi esistenziale anche per questa situazione.
Lorenzo passa tutto il suo tempo su internet a giocare e chattare, non dormendo più la notte e quindi occupando buona parte del giorno in stato di sonno profondo, è perennemente di malumore, rifiuta ogni contatto con la famiglia, non mangia (è dimagrito 8 chili in un mese!)…
Non riuscendo a fare breccia parlandoci e scrivendogli lettere, ho deciso di dargli un ultimatum per lunedì prossimo, scaduto il quale gli toglierò tutti gli accessori che ha per condurre questa vita (internet, ecc.).
Ho provato anche a proporgli di parlare con uno psicologo che possa alleviare la sua sofferenza, ma… niente da fare….
Che consigli può darmi?
Marco
Ciao Marco,
tuo figlio sta attraversando un periodo difficile che richiede del tempo. Le delusioni d’amore sono sempre fonte di sofferenza, soprattutto se sono le prime. Anche se negative e dolorose spesso hanno un lato positivo, aiutano la persona a crescere ed entrano a far parte del bagaglio dell’esperienze.
Lorenzo ha eretto un muro, si è chiuso in se stesso, ha lasciato gli studi e comunica solo con internet. Per poterlo aiutare è necessario riuscire a comunicare con lui, dunque riuscire ad abbattere il suo muro con pazienza e tolleranza. Non devi scoraggiarti e soprattutto adottare atteggiamenti drastici, come non devi colpevolizzarlo, piuttosto devi cogliere il momento giusto per parlargli, stimolandolo e incoraggiandolo. Ma ripeto occorre tempo e molta pazienza.
A tutti i genitori piacerebbe condividere il mondo dei propri figli ma questo ahimè non sempre è possibile. Quasi mai quest’ultimi si pongono disponibili al dialogo, anche perché nella maggior parte dei casi non si sentono ascoltati bensì giudicati.
Comprendo la tua decisone di volerlo portare da uno specialista ma come era prevedibile tuo figlio si è rifiutato. Solitamente i giovani vedono con ostilità la figura dello psicologo, per loro è unicamente un modo per attestare di essere malati, non riescono a cogliere la sua reale funzionalità. Ti consiglio di non forzarlo, non servirebbe a nulla.
Tieni presente che si tratta di un periodo passeggero che ha bisogno di fare il suo corso. Sarà lui stesso a riprendere in mano la situazione, come ha fatto con il recupero degli anni scolastici.
Ciao, Giusy